AGGUATO A SAN VITTORE OLONA. CARMELO NOVELLA CRIVELLATO A COLPI DI PISTOLA IN UN BAR
CALABRIA NOTIZIE, PRIMA PAGINA 15 Luglio 2008
|
|
“carmelo novella crivellato da diversi colpi di pistola” - Due killer a volto scoperto hanno sparato contro Carmelo Novella, indicato dagli inquirenti come capo dell’omonima cosca di Guardavalle. |
san vittore olona - Crivellato da diversi colpi di pistola. Al volto e al torace. È morto in un bar di San Vittore Olona, un centro in provincia di Milano, il sessantenne Carmelo Novella, ufficialmente imprenditore ma indicato dagli inquirenti come capo dell’omonima cosca mafiosa di Guardavalle. L’uomo è rimasto vittima di un agguato: due uomini, a volto scoperto, lo hanno raggiunto in un bar e hanno iniziato a fare fuoco. L’omicidio è avvenuto verso le 18,30. I due killer hanno puntato soprattutto al volto anche se un proiettile è arrivato anche al torace. Carmelo Novella è morto una ventina di minuti più tardi. Sul posto, per i rilievi di rito, sono giunti i carabinieri di Monza e di Legnano che stanno conducendo le indagini. Ancora tutta da chiarire la dinamica dell’accaduto. L’uomo lascia una moglie e un figlio di 30 anni, a sua volta coinvolto in inchieste legate alla criminalità organizzata calabrese.
Carmelo Novella risiedeva nell’hinterland milanese in quanto la famiglia ha sempre abitato lì e solo per un certo periodo di tempo si era trasferita a Guardavalle, l’ultimo paese della provincia di Catanzaro prima di passare il confine e entrare in quella di Reggio Calabria. E proprio in quel periodo Carmelo Novella era rimasto coinvolto nell’operazione “Mithos” firmata a fine settembre del 2004 dal sostituto procuratore della Repubblica Gerardo Dominijanni dopo tre anni d’indagini mirate a ricostruire nei dettagli la piovra della criminalità organizzata nel Basso Jonio, con ramificazioni anzitutto nel Soveratese e, in particolare, a Guardavalle, Badolato e S. Caterina dello Jonio. Legami sono stati ipotizzati dagli inquirenti pure con il Lazio (Anzio e Nettuno) e la Lombardia (Rho e Legnano). Le zone di Anzio e Nettuno sarebbero state utilizzate dai latitanti calabresi per sfuggire alle manette. In quell’occasione Carmelo Novella riuscì a scampare alle 81 ordinanze di custodia cautelare emesse dall’allora Gip Antonio Baudi. Le accuse andavano dall’associazione a delinquere di tipo mafioso al danneggiamento, dall’estorsione, alle rapine, dal traffico internazionale di armi alla produzione, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, alle violazioni in materia di aggiudicazione ed esecuzione degli appalti pubblici: 278 i fatti delittuosi contestati agli arrestati. Tutti reati commessi tra il 1998 e il 2004. A parere degli inquirenti, al vertice dell’organizzazione c’erano Vincenzo Gallace e, appunto, Carmelo Novella. La latitanza del presunto boss non durò a lungo: dopo circa cinque mesi l’uomo fu stanato in un appartamento di Verzino, nel crotonese, dai carabinieri di Cirò Marina. Novella fu poi rinviato a giudizio e il processo stava per entrare nel vivo quando il Tribunale di Catanzaro in composizione collegiale decise di trasferire il processo a Roma dal momento che nel Lazio, in particolare nelle città di Anzio e Nettuno - dove risiedono molti dei presunti affiliati al clan di Guardavalle - sarebbero stati compiuti i reati più gravi contestati agli indagati. Tant’è che al Tribunale di Roma è in corso un processo parallelo denominato “Appia”, avviato nel 1997, che riguarda gli stessi imputati di “Mithos” e gli stessi capi di imputazione (associazione a delinquere di tipo mafioso, estorsione, traffico internazionale di armi). Tant’è che il Gip di Roma il 20 marzo 2006 emise 18 ordinanze di custodia cautelare. Una di queste era indirizzata proprio a Carmelo Novella. Dal 2006 L’uomo era sottoposto alla sorveglianza speciale per la durata di tre anni, con obbligo di soggiorno nel comune di residenza.
Ultimamente la Direzione investigativa antimafia aveva sequestrato i beni riconducibili al presunto capo cosca. Valore: oltre 5 milioni di euro. Case, magazzini, terreni, conti correnti bancari, polizze assicurative, cassette di sicurezza, autovetture, moto e compendi aziendali, oltre a una chiesa sconsacrata di età bizantina. Due le imprese confiscate: la “Trans Ven srl”, che svolge attività di autotrasporto merci in Italia ed all’estero, movimentazione terra, costruzione e ristrutturazione immobili e smaltimento di rifiuti solidi, con sede a Milano, e la “Roberta sas di Novella Edoardo & C.”, che gestisce il “Ritual Bar” con sede a Legnano (Milano). E, combinazione, proprio in un bar è stata stroncata la vita di Carmelo Novella.
ARTICOLO INTERSO SULLA@gazzettadelsud.it




































Lascia un Commento