“IL 30 LUGLIO PARTE IL PROCESSO FEHIDA” - Fissato per il 30 luglio l’inizio dell’udienza preliminare del processo per la faida di San Luca. Davanti al gup Concettina Garreffa compariranno 58 persone, accusate di dar parte dei clan Pelle-Vottari e Nirta-Strangio

REGGIO CALABRIA - Fissato per il 30 luglio l’inizio dell’udienza preliminare del processo per la faida di San Luca. Davanti al gup Concettina Garreffa compariranno 58 persone, accusate di dar parte dei clan Pelle-Vottari e Nirta-Strangio, contrapposti da anni in una delle faide più feroci della storia criminale calabrese. Una lunga scia di sangue che ha raggiunto il suo apice la sera di Ferragosto del 2007, nella la strage di Duisburg, in Germania, con l’uccisione di sei affiliati al gruppo Pelle-Vottari davanti al ristorante “da Bruno”. Quella terribile pagina aveva fatto esplodere a livello internazionale il bubbone della ‘ndrangheta, un fenomeno criminale in grado di scalare, covando nella cenere della sottovalutazione generale, i vertici della pericolosità a livello planetario. Duisburg aveva rappresentato la risposta armata a un’altra azione caratterizzata da violenza belluina, andata in scena la sera di Natale del 2006 a San Luca. Nella circostanza un commando aveva aperto il fuoco uccidendo Maria Strangio, moglie di Giovanni Luca Nirta, vero obiettivo dei killer, e ferendo tre persone, tra le quali un bambino di cinque anni. Quell’azione criminale aveva segnato la ripresa della faida iniziata il giorno di Carnevale del 1991. In momenti successivi del feroce scontro tra clan si erano registrati altri quattro omicidi e due tentati omicidi. Poi il ferragosto di sangue in terra germanica. Un crimine orrendo che aveva portato all’incriminazione di Giovanni Strangio, indicato dalla Polizia tedesca quale uno degli autori della strage.

In Italia la risposta dello Stato era giunta due settimane dopo Duisburg, con l’operazione “Fehida”. I 33 fermi (in dieci erano sfuggiti al fermo rendendosi irreperibili) avevano rappresentato la prima fase dell’attività di contrasto messa in atto da Polizia e Carabinieri. A quel primo provvedimento, con il coinvolgimento di 51 indagati, servito per decapitare e smembrare gli schieramenti Pelle-Vottari e Nirta Strangio, era seguito il ritrovamento di armi e la scoperta di numerosi bunker che ne avevano scompaginato tutti i piani. Il cerchio era stato chiuso il 9 maggio scorso l’arresto di 10 dei 21 indagati dell’operazione “Zaleuco, naturale prosecuzione di “Fehida”.

gazzettadelsud.it



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